“Una stanza piena di gente” (The Minds of Billy Milligan) di Daniel Keyes non è solo un libro, ma un viaggio disturbante e affascinante nei labirinti della mente umana. È la biografia di Billy Milligan, la prima persona assolta per infermità mentale negli USA a causa del disturbo di personalità multipla. Keyes riesce a trasformare un caso giudiziario e clinico in un thriller psicologico mozzafiato. Il lettore viene catapultato nella testa di Billy, dove “seduti attorno a un faretto” convivono 24 personalità diverse: dall’intellettuale Arthur alla piccola Christene, fino al violento Ragen.
Leggere “Una stanza piena di gente” non è un’esperienza che lascia indenni. Daniel Keyes compie un’operazione quasi impossibile: prende migliaia di pagine di perizie psichiatriche, atti giudiziari e interviste e le trasforma in un racconto che ha il ritmo di un thriller e l’anima di una tragedia greca.
La storia di Billy Milligan ci trascina in un vortice di smarrimento. Fin dalle prime pagine, percepiamo il terrore di un uomo che si sveglia in posti che non conosce, accusato di crimini che non ricorda di aver commesso. Keyes è abilissimo nel farci sentire “dentro” quella stanza affollata che è la mente di Billy, dove ventiquattro personalità diverse lottano per “prendere il posto sotto il faretto” e controllare il corpo.
Il vero cuore del libro, però, non è la cronaca giudiziaria, ma l’indagine sul dolore. Man mano che la narrazione procede, scopriamo che la frammentazione di Billy non è un gioco, ma uno scudo estremo costruito per sopravvivere a traumi infantili indicibili. È qui che il libro colpisce duro: non puoi fare a meno di provare un’empatia profonda per Billy, vedendolo non come un criminale, ma come una vittima di un sistema e di una famiglia che lo hanno spezzato.
Lo stile di Keyes è asciutto ma potente, capace di rendere comprensibile la complessità della mente senza mai semplificarla eccessivamente. Sebbene la parte centrale, legata ai processi e alle diagnosi mediche, possa risultare più densa e lenta rispetto all’inizio folgorante, è proprio quella precisione documentaristica a rendere la storia così disturbante e vera.
In definitiva, è un’opera che ti costringe a riconsiderare i concetti di identità, colpa e giustizia. Chiudi il libro con la strana sensazione di aver conosciuto davvero tutte quelle persone — l’intellettuale Arthur, il violento Ragen, la piccola Christene — e con la consapevolezza che la realtà, a volte, supera di gran lunga la fantasia più oscura.
Il verdetto
- Scrittura: 9/10
- Contenuto: 10/10
- Coinvolgimento: 8.5/10
Voto Finale: 9 / 10
Un viaggio imprescindibile nei meandri della psiche umana, capace di commuovere e inquietare in egual misura.
