Il BlendJet 2 si presenta sul mercato con una promessa accattivante: permettere a chiunque di preparare smoothie, single-serve proteici e vellutate ovunque ci si trovi, grazie a un design compatto, colorato e ricaricabile tramite USB-C. Se sulla carta l’idea di un frullatore cordless da borsa è eccellente, la prova pratica e la storia stessa di questo prodotto rivelano una realtà ben diversa, fatta di compromessi strutturali frustranti e criticità non trascurabili.
1. Design e Portabilità
Esteticamente il BlendJet 2 fa la sua figura. È leggero, disponibile in un’infinità di colori e fantasie, e il laccetto integrato lo rende facilissimo da trasportare in palestra o in ufficio. Visivamente dà l’idea di un gadget moderno e ben riuscito. Il policarbonato della caraffa è leggero, anche se tende a graffiarsi molto facilmente già dopo i primi lavaggi.
Voto Intermedio: 7.5 / 10
2. Potenza e Performance di Frullatura
Qui casca l’asino. Nonostante la casa produttrice parli di una tecnologia brevettata in grado di “tritare anche il ghiaccio”, la realtà dei fatti è che il motorino fatica con qualsiasi cosa vada oltre il liquido o la frutta freschissima e già tagliata a cubetti minuscoli. Se provate a inserire pezzi di frutta congelata, verdure a foglia (come gli spinaci) o del semplice ghiaccio, il BlendJet 2 si blocca costantemente. Le lame entrano in protezione e si accende il famigerato cerchio di luci led rosse e viola. Sarete costretti a scuotere continuamente il dispositivo come se fosse uno shaker nella speranza che le lame riprendano a girare.
Voto Intermedio: 3.5 / 10
3. Autonomia e Batteria
La batteria integrata promette circa 15 cicli di frullatura. Nelle prime settimane l’autonomia si avvicina a questo standard (attestandosi sui 10-12 utilizzi leggeri), ma il decadimento delle prestazioni è rapidissimo. Dopo un paio di mesi di utilizzo alternato, la batteria fatica a mantenere la carica: spesso si scarica completamente da sola mentre il frullatore è fermo nella borsa, lasciandovi a secco proprio nel momento del bisogno. I tempi di ricarica, inoltre, sono piuttosto lunghi rispetto all’effettiva durata della sessione.
Voto Intermedio: 4.5 / 10
4. Pulizia e Manutenzione
Il produttore suggerisce di pulirlo semplicemente inserendo acqua e un goccio di sapone, facendolo girare per un ciclo. Questo sistema funziona per i residui superficiali, ma se preparate qualcosa di più denso (come le polveri proteiche), i residui si accumulano inesorabilmente sotto le lame e nella guarnizione di gomma sul fondo. Rimuovere la guarnizione per igienizzarla è un incubo e rimetterla a posto in modo che non perda liquidi durante l’utilizzo successivo richiede una precisione millimetrica.
Voto Intermedio: 5.0 / 10
5. Affidabilità e Sicurezza
Nota dolente inevitabile: il BlendJet 2 ha sofferto di un massiccio richiamo ufficiale per motivi di sicurezza (rischio di surriscaldamento della base e rottura delle lame). Anche tralasciando i modelli fallati ritirati dal mercato, la solidità generale lascia a desiderare. Molti utenti segnalano l’ossidazione precoce dei contatti e problemi elettronici che bloccano il motore senza un motivo apparente. Non è un elettrodomestico destinato a durare nel tempo.
Voto Intermedio: 2.0 / 10
Conclusione e Voto Finale
Il BlendJet 2 è la classica vittoria del marketing sulla sostanza. Funziona discretamente solo se limitato a mescolare liquidi, sciroppi o polveri solubili, compiti che però si potrebbero tranquillamente svolgere con un comune shaker manuale da pochi euro. Non appena gli si chiede di fare il vero lavoro di un frullatore, mostra tutti i suoi limiti strutturali.
Considerando il prezzo di vendita non proprio stracciato e la scarsa durevolezza dei componenti fisici ed elettronici, l’acquisto risulta fortemente sconsigliato.
